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domenica 9 gennaio 2011

Sovraccarichi di notizie

Un problema generatosi con internet è il sovraccarico di notizie.

Sia quando cerchiamo qualcosa, sia quando vogliamo leggere o semplicemente visitare dei siti di notizie, ci troviamo sommersi da una marea di informazioni e ci vediamo costretti a perdere parecchio tempo a separare quelle che sono per noi importanti, da quelle che non ci sembrano degne di nota, da quelle che vorremmo approfondire in futuro.

Anche i motori di ricerca risentono della presenza di blog e di siti fatti solo per mostrare pubblicità ed ingannare i motori di ricerca stessi. Da notare che il principale motore di ricerca, Google, è a che il principale fornitore di pubblicità.

Una possibilità è quella di leggere le notizie più seguite (con servizi come Delicious o Digg) o consigliate da amici e conoscenti che le segnalano su Facebook o Twitter (o altri siti sociali). Mentre il primo sistema sembra in calo, il secondo sta diventando molto diffuso, ma non permette di seguire i propri interessi.

Non ci resta che limitare la nostra attenzione a pochi e scelti siti, ma anche in questo modo si rischia di ritrovarsi a seguire numerosi siti/blog aggiornati anche più volte al giorno.

Sono in sviluppo 2 tipologie di applicazioni per cercare di risolvere questo problema.

Il primo tipo, cerca di filtrare le notizie in base a ciò che leggiamo.
Esempi sono iCurrent o techmeme.
Queste applicazioni mi fanno molta paura, poiché cercano di ridurre i nostri interessi ad un algoritmo. Se ciò fosse possibile ci potrebbero aiutare, ma non potendo essere perfetto l'algoritmo ci fa perdere molte notizie interessanti o peggio ancora ci mostra solo quello che vuole qualcun altro.

L'altra tipologia, raggruppa in un'unica applicazione varie fonti di informazioni e siti sociali (Facebook e Twitter in particolare) e presenta questi flussi con un'interfaccia che ne permette una rapida fruizione.
Alcuni esempi di queste applicazioni sono Flipboard e Pulse.

Questo secondo gruppo lo trovo molto interessante e piacevole da usare. Sono un'evoluzione delle applicazioni che permettono di seguire altri siti (vi ricordate MyYahoo!?) sfruttandone lo RSS. Proprio questo formato sta scomparendo dall'uso diretto da parte degli utenti, per diventare motore nascosto per questo tipo di applicazioni.

Flipboard è talmente piacevole che non mi stupirei se diventasse una killer app per iPad (e magari per altri tablet in futuro). Del resto i tablet sono l'ideale per consultare internet.

martedì 28 dicembre 2010

Punti di vista

Ho letto un articolo che, tra l'altro, mi ha fatto notare come le filosofie di iOS e Chrome OS siano, per certi versi, opposte. Nel sistema operativo di Google ogni cosa è fatta sul web in un browser, in iOS le attività vengono svolte in piccole applicazioni locali che (spesso) includono un browser (o lo sostituiscono con un'interfaccia ottimizzata per l'hardware ed il sistema operativo).

Questa contrapposizione è molto sentita ultimamente anche tra gli sviluppatori: sviluppo per il web o un'app per una singola piattaforma?

Da notare che Apple produce hardware, mentre Google servizi su internet.

Questa contrapposizione mi ricorda quella creatasi anni fa tra le concezioni di Microsoft e IBM: la prima riteneva che alla lunga l'utente avrebbe pagato per il software e l'hardware sarebbe stato dato in omaggio, viceversa IBM riteneva preponderante il valore dell'hardware e che il software ottimizzato serviva solo a vendere l'hardware.

lunedì 27 dicembre 2010

To net or not to net?

Nonostante stia puntando molto sui dispositivi sempre connessi alla rete con Chrome OS (vedi post precedente), Google conosce bene i limiti di questi dispositivi e sembra che con Google Maps Mobile si muovi nella direzione opposta.

L'aggiornamento di questa applicazione per smartphone (novità disponibili attualmente solo per Android...), si basa meno sulla cloud e più sulle capacità di calcolo di questi dispositivi per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente finale. La nuova versione, infatti, fa il rendering sullo smartphone, migliorando le possibilità di visualizzazione, zoom e riorientamento. Inoltre questo rende possibile mandare meno dati al dispositivo finale, scaricando il lavoro dei server di Google ed al contempo richiedendo meno tempo per il download delle mappe. Infine si è scelto di rendere possibile anche la navigazione con mappe scaricate quando il collegamento ad internet viene a mancare (metropolitane ed altre zone poco coperte o disturbate).

Nonostante Google sia promotrice di un mondo sempre collegato alla rete, questi miglioramenti dimostrano che, specialmente nel mondo mobile, spostare meno dati e farli elaborare all'utente finale ha degli indubbi vantaggi.

Eric Schmidt (CEO di Google), parlando di Chrome OS in un blog, scrive che: stiamo passando da un mondo di dischi affidabili e reti inaffidabili ad uno di reti affidabili e nessun disco ("So we've gone from a world where we had reliable disks and unreliable networks, to a world where we have reliable networks and basically no disks."). Ma ciò presuppone grande potenza di calcolo sui server, i cui costi ricadono solo indirettamente sull'utente finale. L'approccio tipo Google Maps, invece, riduce i costi per i server e sfrutta la sempre maggior potenza di calcolo venduta agli utenti finali.

Che il tempo del Network Computer sia finito prima ancora di cominciare?

lunedì 20 dicembre 2010

Comunicare con un computer

La possibilità dell'uomo di impartire istruzioni a una macchina (nel senso di computer) è da anni relegata all'accoppiata tastiera e mouse. Negli ultimi tempi, però, si stanno diffondendo altri sistemi.

iOS ha portato alla ribalta l'interfaccia basata sul "tocco". Ma questa è scomoda su un computer vero e proprio: immaginate di lavorare al pc per più ore sempre con le braccia alzate a toccare lo schermo...
Le console da gioco stanno diffondendo altre interfacce basate sul movimento dell'utente, da ultimo il Kinect ha introdotto la "full body detection": ovvero la rilevazione del movimento di tutto il corpo. Anche se non precisissimo né velocissimo, sicuramente è un'interfaccia da esplorare e sviluppare.

Quale sarà il prossimo passo? nonostante sia stata già provata più volte in passato, sta tornando di grande interesse l'interfaccia basata sui comandi vocali, sia per smartphone, che per altri dispositivi come console, tv, computer per automobili, ecc.

Mi fa piacere che sia tornato l'interesse per l'interazione uomo-macchina e si stiano cercando nuove strade, anche molto avveniristiche.

domenica 28 novembre 2010

Piccolo è bello

I programmi datati hanno una miriade di funzioni e ad ogni nuova versione se ne aggiungono altre, ma chi le usa? Siate sinceri. L'80% delle operazioni degli utenti corrispondono al 20% delle funzioni a disposizione di un applicativo (Pareto docet).

Eppure c'è questa continua rincorsa a funzioni più esoteriche che utili. Ogni nuova versione ha più funzioni, quindi è più "grossa", più pesante o (semplicemente) più lenta.

Finché qualcuno (ri)parte con un software base, semplice e direi utilizzabile. Ad esempio, fu così che Mozilla, sottoposto ad una notevole cura dimagrante, divenne Firefox. Ed è per questo che fortunatamente talvolta delle nuove piccole ditte se ne escono con software leggeri e veloci che possono competere coi pachidermici dinosauri del passato. Forse è per questo che si diffondono smartphone e tablet: applicazioni semplici e focalizzate.

Tutttavia, ogni nuovo applicativo nato snello nel tempo ingrassa e ingigantisce: gli utenti chiedono questa e quell'altra nuova caratteristica ed il marketing necessita di nuove funzionalità da sbandierare come necessarie.

Inevitabile? No.

La soluzione più diffusa è quella di concentrarsi sulle funzionalità fondamentali e permettere lo sviluppo di funzionalità esterne come plug-in.

L'ideale è comunque ricordare sempre il caposaldo della filosofia UNIX:
Write programs that do one thing and do it well
(Scrivete programmi che facciano una cosa sola, ma la facciano bene).

lunedì 28 giugno 2010

La giusta interfaccia

Tempo fa ho scritto un post che parla di possibili dispositivi per gli studenti prossimi venturi. Oggi voglio parlarvi di dispositivi simili, ma non troppo. Questo non è un blog dedicato all'hardware, ma (tra l'altro) ai sistemi operativi e ve ne parlerò da questo punto di vista.

Premetto che mi piacciono i portatili Toshiba. Ne acquistai uno usato nel 2001, mentre stavo scrivendo la tesi; nonostante sia del 1998 (o 1997) si accende ancora con le sue batterie originali.

Condivido un video di un nuovo dispositivo della Toshiba, il Libretto W100.



Ricorda un po' il Kno, ma qui il sistema operativo è Windows 7 con l'aggiunta di un po' di software. Non è bastata la fine che ha fatto il tanto sbandierato pad di HP? Pare che ci sia ancora qualcuno che crede che per fare un pad vada bene un sistema operativo qualsiasi purché ci sia sopra un po' di touch. Io non credo proprio. E' l'interfaccia e la sua fluidità che fanno la differenza.

Tuttavia un altro dispositivo della Toshiba (AC100) mi fa pensare che abbiano fatto un po' di confusione coi sistemi operativi: usa Android, ma senza touch screen.

mercoledì 19 maggio 2010

Ubuntu e lo spirito del Mac

Le ultime versioni di Ubuntu hanno indiscutibilmente posto molta attenzione alla stabilità, alla facilità d'uso, allo stile ed agli sviluppi prossimi venturi. Alcuni (qui, qui e qui) dicono che questi principi erano alla base dello spirito del Mac (sia classico che Max OS X), e perciò sostengono che Ubuntu abbia raccolto l'eredità di questo sistema operativo, mentre Apple si sta concentrando troppo sull'iPhone OS.

Qualche somiglianza c'è: Ubuntu si propone di creare un Linux semplice ("Linux for Human beings"), Mac Os X vuole unire UNIX e semplicità ("Power of UNIX. Simplicity of the Mac.").

Premetto che non sono e non sono mai stato un utente Mac (magari in futuro?), per cui non conosco a fondo quei sistemi operativi. Tuttavia credo che stabilità e facilità d'uso siano sempre stati alla base dello sviluppo dei Mac. Ricordo infatti che la prima versione del Mac è stato il primo computer ad avere successo commerciale con interfaccia grafica e mouse (ma il terzo ad arrivare sul mercato; i primi 2, Xerox Star il primo ed Apple Lisa poi avevano un prezzo troppo elevato per raggiungere una grande diffusione). Lo stile, secondo me è diventato molto importante con l'avvento di Mac OS X.

Le prime versioni dei Mac erano innovative, ma ad un certo punto persero molto terreno (diciamo dalla 7 in poi). Finché Apple non acquisì NeXTStep da cui derivò Mac OS X. Ubuntu invece continua costantemente a guardare avanti.

Come disse Mark Shuttleworth, il fondatore di Ubuntu, al OSCON 2008, la nota distribuzione Linux guarda al Mac, ma non per emularlo, bensì con l'intento di fornire una miglior user experience. L'aver spostato i tasti dei controlli della finestra da destra a sinistra non è una semplice copia del Mac OS X, ma ha un fine che sarà chiaro con la prossima versione: indicatori di stato per ogni finestra. Purtroppo questa ed altre innovazioni dell'interfaccia (come quelle che riguardano la tray bar e i desktop panels) sono molto interessanti, ma fatte in contrasto con la comunità che sviluppa GNOME e senza essere state né spiegate né condivise con la comunità di sviluppatori di Ubuntu. Tuttavia lo sviluppo del sistema Linux di Canonical non è certo chiuso e diretto dall'alto come Mac OS X.


Oggigiorno sembra che Apple sia molto più concentrata su iPhone OS che sul Mac, ma in realtà non mi pare siano mancate le novità nell'ultima versione di Mac Os X (Snow Leopard), ad iniziare dal Grand Central Dispatch al passaggio quasi terminato ai 64 bit (quando sarà terminato il passaggio per Windows?). Semplicemente non ha una scadenza annuale come iPhone OS.

Del resto le versioni a cadenza fissa (come Ubuntu, semestrale) hanno pro e contro. Non sempre le novità sono pronte in tempo e talvolta vengono incluse in modo parziale o rimandate. Tuttavia questo sistema da certezze all'utente sul costante sviluppo ed ogni nuova versione è un avanzamento graduale, non una rivoluzione. Inoltre, aggiornamenti non molto distanti permettono di sfruttare al meglio l'hardware che continua ad innovarsi. Credete che negli oltre 5 (CINQUE!!) anni tra Windows XP e Windows Vista i processori siano rimasti sempre quelli? e le periferiche?

Insomma Ubuntu e Mac OS X sono entrambi sistemi operativi innovatori, tesi alla semplicità per l'utente (ma pronti a sfoderare un classico terminale Unix all'occorrenza) ed alla stabilità. Per questo si meriterebbero un successo maggiore, rispetto a sistemi pachidermici. Ubuntu è però aperto alla partecipazione di chiunque voglia collaborare e supporta un maggior tipo di architetture (cosa non certo facile); scelta che magari non gli permette un'ottimizzazione spinta come l'altro, ma consente a tutti di usarlo.

Ubuntu non raccoglie lo spirito dei Mac: ha un fine più filosofico: diffondere l'umanità tra gli uomini. Apple invece è un produttore di hardware (non una software house) e ciò a cui punta il Mac è sfruttare al meglio quelle macchine. Lo spirito del Mac è quello di un artigiano-artista egocentrico, Ubuntu un filosofo-tecnico aperto al dialogo.

domenica 17 gennaio 2010

Tempo risparmiato

Devo notare che l'uso di uno smartphone fa indubbiamente risparmiare tempo. Infatti, per leggere le email non serve più accendere il pc ed aspettare che si inizializzi il sistema (anche se si usano sistemi operativi veloci a fare il boot, come alcune moderne distribuzioni Linux o Mac Os X, un minuto ci vuole). Un po' come avere quei pc che hanno una mini versione di Linux in ROM (esempio splashtop) per accedere velocemente ad internet, ma lo smartphone è solitamente già acceso e quindi ci vuole ancora meno tempo.

D'altro canto, se lo smartphone dispone di numerose applicazioni, vedo che molti utenti trovano divertente cercarne e provarne di nuove. Si crea quindi una nuova attività che consuma il tempo guadagnato.

Quando si riesce a staccarsi da questa nuova attività, per sfruttare al meglio questi piccoli dispositivi, bisogna superare un altro ostacolo: adattarsi al proprio strumento ed alle applicazioni scelte.

Ad esempio, se si è abituati a lavorate con più applicazioni aperte contemporaneamente su alcuni dispositivi si potrebbero avere dei problemi. Anche il passaggio dei dati dallo smartphone alle applicazioni abituali su pc potrebbe non essere immediato. L'interfaccia utente del sistema operativo e delle singole applicazioni potrebbe non risultare sempre intuitiva e costringerci a pensare come voleva l'autore dell'interfaccia, non come siamo portati (talvolta per abitudine) a fare.

Del resto, l'unico sistema per lavorare completamente a modo nostro sarebbe quello di scriverci tutte le applicazioni di cui disponiamo. Ma allora ci occorrerebbe molto molto tempo (oltreché conoscenze, abilità e magari dei sorgenti da cui partire).