venerdì 28 gennaio 2011

Linux App Store

Installare applicazioni nelle più recenti distribuzioni Linux è sempre più facile grazie a gestori grafici di pacchetti (ad esempio Synaptic, PackageKit ed il più recente Ubuntu Software Center). Tutto questo prima dell'emergere dei nuovi Store derivati da quelli di Apple.

Tuttavia manca ancora qualcosa: un sistema valido per le principali distribuzioni ed un occhio di riguardo verso ciò che vuole l'utente medio. A questo utente, infatti, non interessano quali sono le dipendenze di un pacchetto, ma interessa vedere cosa ne pensano altri utenti di quel software e vedere delle immagini in anteprima dell'applicazione.

Sono molto lieto di leggere che le principali distribuzioni (RedHat, Fedora, Debian, Ubuntu, openSUSE, Mandriva and Mageia) stanno discutendo proprio di questi argomenti, al fine di rendere più partecipi gli utenti e sempre più user-friendly la gestione delle applicazioni sotto Linux.

Indubbiamente questo compito è reso più difficile dalla mancanza dei soldi che un App Store commerciale ricava ritagliandosi una percentuale sui prezzi di vendita delle applicazioni e sulle cifre che gli sviluppatori devono versare (in genere annualmente) per pubblicare le proprie applicazioni.

giovedì 20 gennaio 2011

Browsers 1/11

Lo scontro tra browser è sempre più acceso in questo inizio 2011.

Firefox supera Internet Explorer in Europa, ma il calo di quest'ultimo negli ultimi mesi è più per merito di Chrome che di Firefox stesso. Viene da chiedersi quanto sia il merito del Ballot Screen voluto dalla Commissione Europea in questo sorpasso. Ne servirebbe uno anche per la scelta dei sistemi operativi?

Le polemiche infuriano intorno alla scelta di Google di abbandonare H.264 in Chrome a vantaggio di WebM. Vale la pena leggersi questo: openness.

P.S.
Anche la FSF (Free Software Foundation) appoggia WebM.

martedì 18 gennaio 2011

CES 2011 (e seguito)

Al CES (Consumer Electronics Show, Las Vegas, 6-9 gennaio) 2011 i protagonisti sono stati i prototipi di tablet e di televisori, nonché gli annunci riguardanti i futuri sviluppi dei microprocessori ARM.

Google ha presentato Android 3.0, l'evoluzione del suo sistema operativo sviluppato pensando ai tablet.

Microsoft ha dichiarato che sta portando i suoi prodotti di punta, Windows e Office, su architettura ARM.
NVIDIA annuncia che sta sviluppando processori ARM per desktop e server.

Apple, grande assente, fa parlare comunque di sé: durante il CES fa partire App Store per Mac e dopo l'evento arriva iPhone per Verizon.

HP sembra voler seguire le impronte del marketing Apple: non presenta nuovi dispositivi con WebOS al CES, ma annuncia un evento per il 9 febbraio (9 + 2 = 11) in cui li presenterà.

giovedì 13 gennaio 2011

Assistenza

Nel corso dell'anno appena concluso ho avuto necessità di contattare i servizi di assistenza di varie società.

Voglio descrivervi qui di seguito la mia personale esperienza, che come tale non può dar luogo ad una valutazione oggettiva né esaustiva. Bisognerebbe avere un campione molto più ampio.  Spero che la mia esperienza possa esservi in qualche modo utile, magari anche solo di conforto.

Apple
Ho contattato il loro servizio assistenza due volte. La prima per un mio errore, riconosciuto, in parte volontario; ho contattato il servizio americano via mail: risposta puntuale, ramanzina d'ordinanza, problema risolto nei tempi preannunciati. La seconda volta ho telefonato al servizio assistenza italiano (servizio a pagamento) per un problema software: operatrice paziente ed esperta, mi ha dato le giuste direttive per risolvere il problema.

Vodafone
Anche loro li ho contattati 2 volte. La prima, in marzo, si sono dimostrati disponibili, ma il problema ha necessitato di parecchie ore per essere risolto e ho dovuto contattarli 3/4 volte, trovando ogni volta un operatore diverso. Tutti hanno fatto del loro meglio, probabilmente non era un disguido semplice da risolvere.
La seconda volta, in luglio, ho notato che il servizio è migliorato: l'operatore ti lascia ora un numero a cui puoi contattarli via SMS se il problema non si risolvesse. Comunque non ce n'è stato bisogno.

Tiny Core Linux
Non vi aspettate un servizio assistenza da una distribuzione Linux gratuita? Vi sbagliate.
Volevo provare un touch screen con la loro distribuzione e ho segnalato i problemi riscontrati sul loro forum. Ne è nato uno dei thread più lunghi e letti tra me ed uno degli sviluppatori, evidentemente interessato, fino alla risoluzione del problema (e al sorgere di altri che però non abbiamo approfondito).

Google
Ho notato alcuni problemi con la veste grafica rinnovata del mio blog ed il browser Opera. Non ho trovato di meglio che il forum ufficiale, ma nessuna risposta ufficiale :-(. Il tema fa parte di alcune caratteristiche in via di sviluppo, ma francamente mi aspettavo qualcosa di più.

Ubuntu
Infine, ho segnalato un problema ad Ubuntu. Non mi aspettavo alcuna risposta (quanti ne ho segnalati a Microsoft??), eppure, dopo qualche mese mi sono arrivate due mail. La prima mi informava che la mia segnalazione era stata riconosciuta come un bug e che anche un altro utente aveva segnalato il problema, per cui i 2 sarebbero stati accorpati. La seconda mail diceva che il baco era stato risolto (anche se solo per Ubuntu 10.10).

domenica 9 gennaio 2011

Sovraccarichi di notizie

Un problema generatosi con internet è il sovraccarico di notizie.

Sia quando cerchiamo qualcosa, sia quando vogliamo leggere o semplicemente visitare dei siti di notizie, ci troviamo sommersi da una marea di informazioni e ci vediamo costretti a perdere parecchio tempo a separare quelle che sono per noi importanti, da quelle che non ci sembrano degne di nota, da quelle che vorremmo approfondire in futuro.

Anche i motori di ricerca risentono della presenza di blog e di siti fatti solo per mostrare pubblicità ed ingannare i motori di ricerca stessi. Da notare che il principale motore di ricerca, Google, è a che il principale fornitore di pubblicità.

Una possibilità è quella di leggere le notizie più seguite (con servizi come Delicious o Digg) o consigliate da amici e conoscenti che le segnalano su Facebook o Twitter (o altri siti sociali). Mentre il primo sistema sembra in calo, il secondo sta diventando molto diffuso, ma non permette di seguire i propri interessi.

Non ci resta che limitare la nostra attenzione a pochi e scelti siti, ma anche in questo modo si rischia di ritrovarsi a seguire numerosi siti/blog aggiornati anche più volte al giorno.

Sono in sviluppo 2 tipologie di applicazioni per cercare di risolvere questo problema.

Il primo tipo, cerca di filtrare le notizie in base a ciò che leggiamo.
Esempi sono iCurrent o techmeme.
Queste applicazioni mi fanno molta paura, poiché cercano di ridurre i nostri interessi ad un algoritmo. Se ciò fosse possibile ci potrebbero aiutare, ma non potendo essere perfetto l'algoritmo ci fa perdere molte notizie interessanti o peggio ancora ci mostra solo quello che vuole qualcun altro.

L'altra tipologia, raggruppa in un'unica applicazione varie fonti di informazioni e siti sociali (Facebook e Twitter in particolare) e presenta questi flussi con un'interfaccia che ne permette una rapida fruizione.
Alcuni esempi di queste applicazioni sono Flipboard e Pulse.

Questo secondo gruppo lo trovo molto interessante e piacevole da usare. Sono un'evoluzione delle applicazioni che permettono di seguire altri siti (vi ricordate MyYahoo!?) sfruttandone lo RSS. Proprio questo formato sta scomparendo dall'uso diretto da parte degli utenti, per diventare motore nascosto per questo tipo di applicazioni.

Flipboard è talmente piacevole che non mi stupirei se diventasse una killer app per iPad (e magari per altri tablet in futuro). Del resto i tablet sono l'ideale per consultare internet.

giovedì 6 gennaio 2011

Editoria digitale

Riproporre riviste o giornali in formato elettronico in modo simile alla versione cartacea non spinge gli utenti a pagare. Che fare?

L'editoria su carta sta rallentando. L'editoria su web non trova utenti paganti e quei giornali che hanno creato una versione web solo a pagamento hanno pochi utenti e si isolano dal resto di internet: i motori di ricerca non mostrano i loro contenuti, né blogger o tweet o "mi piace" di facebook rimandano alle loro pagine. In questo modo difficilmente ottengono nuovi lettori e la pubblicità sulle loro pagine è poco utile al marketing.

Alcuni editori hanno creduto che iPad e device simili li avrebbe salvati. Perciò hanno creato applicazioni per dare al pubblico contenuti e grafica simile alle versioni cartacee o ai loro siti, ma a pagamento. Perché i lettori dovrebbero pagarli? Infatti, dopo un iniziale successo queste applicazioni sono già in declino.

Se il contenuto di un sito è a pagamento, quasi sicuramente troverò un altro sito che mi da contenuti simili gratuitamente.

Cosa può fare, quindi l'editoria per mantenere i suoi introiti? Ovviamente eliminare sprechi e contenuti inutili (sul web non serve fare volume). A parte questo, è difficile dirlo. Credo però che si debba puntare sulla qualità dei contenuti (specialmente per i blogger), su servizi per gli utenti (magari sfruttando la localizzazione) e sulla loro partecipazione (coinvolgendoli con la possibilità di lasciare commenti, ovvero di esprimersi, oppure potendo segnalare delle notizie).

Ovviamente il grosso dei contenuti deve essere gratuito, mentre i servizi aggiuntivi possono essere a pagamento (freemium, ve ne parlerò quest'anno).

Alcuni siti pubblicano articoli nuovi riservandoli ai lettori a pagamento per un certo periodo, per poi aprirli a tutti (come Linux Weekly News). Altri offrono impaginazioni, forums (vedi arstechnica), ricerche avanzate, ecc. come servizi extra. Infine, alcuni siti specializzati sfruttano la loro competenza in un determinato campo per realizzare applicazioni per gli appassionati.

sabato 1 gennaio 2011

Statistiche


Fine/inizio anno è tradizionalmente tempo di statistiche. Potevo esimermi?
Visto che il blog tratta (tra l'altro) di sistemi operativi e browser, ecco le percentuali di utilizzo dei lettori del blog (fonte: Google Analytics).



Sistema operativo


Linux
39,81%
Windows
31,56%
iPhone
22,85%
Macintosh
4,81%
(not set)
0,29%
Android
0,23%
iPad
0,23%
SymbianOS
0,11%
OS/2
0,06%
iPod
0,06%


Browser


Firefox
53,12%
Safari
18,85%
Chrome
12,03%
Internet Explorer
4,70%
Opera Mini
4,47%
Opera
2,69%
Mozilla Compatible Agent
1,95%
Mozilla
1,43%
Konqueror
0,34%
Camino
       0,11%



Internet Disaster Plan

Nel 2010 ci siamo appoggiati sempre più a servizi remoti. Tuttavia, questi non sono affidabili al 100% e non lo saranno ancora per (molti) anni: sempre più utenti portano ad un maggior carico di lavoro.

Nell'anno appena terminato, ci sono state interruzioni più o meno lunghe di vari servizi: Skype, Gmail, facebook, Twitter, ecc. ecc.

Se usate abitudinariamente uno di questi servizi, avete mai pensato a cosa fareste quando il servizio non funziona? Ovviamente bisogna pensarci prima che il problema si verifichi.

La cosa più semplice, in caso di malfunzionamento di un servizio su cui ci appoggiamo, è quella di spostarsi su un altro. E' quindi meglio conoscere almeno 2 servizi simili e diffondere la voce su dove siete reperibili in caso uno non funzioni. Tuttavia, capita spesso (come per le nostre strade) che se un servizio è momentaneamente interrotto, molti si spostano su un secondo e anche questo collassa (ad esempio nel 2009 ci fu un'interruzione di Gmail e gli utenti si spostarono su Twitter rallentandolo pesantemente). Quindi, è meglio avere anche una terza scelta.

La stessa cosa andrebbe fatta anche coi servizi di storage remoto: meglio appoggiarsi almeno a 2 fornitori doversi (ed avere una copia in locale). Certo, non è comodo.