Visualizzazione post con etichetta Chrome OS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chrome OS. Mostra tutti i post

giovedì 14 luglio 2011

iCloud non è cloud computing

All'indomani della presentazione di iOS 5 e iCloud, un mio collega mi disse: "Hai visto cosa ha presentato Apple? dal loro telefonino potrai accedere a risorse di calcolo enormi!!" Ed io: "Guarda che non è così". "Sì, sì, è cloud computing". 

In effetti, con cloud computing si indicano un insieme di tecnologie che permettono sia di memorizzare/archiviare dati che di elaborarli tramite l'utilizzo di risorse distribuite e virtualizzate in rete.

iCloud permette (via internet) di memorizzare, archiviare, sincronizzare, trasferire fra i propri dispositivi dati e applicazioni, ma oltre all'elaborazione richiesta per queste operazioni, non permette di usare la potenza di calcolo di server remoti.

Come iPhone non è un telefono (ma un palmare che tra le altre cose fa da telefono), iCloud non è cloud computing.

Nella piattaforma di Apple, viene offerto agli sviluppatori (tramite le iCloud API) l'accesso ad una serie di servizi finora riservati alle applicazioni web. Si arricchisce quindi l'infrastruttura offerta da Apple ai suoi utenti, rendendo le applicazioni native migliori. Il computing, cioè le risorse di calcolo, non sono trasferite nella cloud, ma rimangono nell'hardware del cliente, ovvero nel core business di Apple: vendere hardware.

Questa è una sfida sia alle applicazioni web, sia alle altre piattaforme.

La visione del cloud computing di Google è invece favorevole alle web app: dati e applicazioni nel web, riducendo l'interfaccia utente ad un browser (vedi Chrome OS, nel quale rimane comunque una copia locale dei dati per poter lavorare senza connessione ad internet).

martedì 28 dicembre 2010

Punti di vista

Ho letto un articolo che, tra l'altro, mi ha fatto notare come le filosofie di iOS e Chrome OS siano, per certi versi, opposte. Nel sistema operativo di Google ogni cosa è fatta sul web in un browser, in iOS le attività vengono svolte in piccole applicazioni locali che (spesso) includono un browser (o lo sostituiscono con un'interfaccia ottimizzata per l'hardware ed il sistema operativo).

Questa contrapposizione è molto sentita ultimamente anche tra gli sviluppatori: sviluppo per il web o un'app per una singola piattaforma?

Da notare che Apple produce hardware, mentre Google servizi su internet.

Questa contrapposizione mi ricorda quella creatasi anni fa tra le concezioni di Microsoft e IBM: la prima riteneva che alla lunga l'utente avrebbe pagato per il software e l'hardware sarebbe stato dato in omaggio, viceversa IBM riteneva preponderante il valore dell'hardware e che il software ottimizzato serviva solo a vendere l'hardware.

lunedì 27 dicembre 2010

To net or not to net?

Nonostante stia puntando molto sui dispositivi sempre connessi alla rete con Chrome OS (vedi post precedente), Google conosce bene i limiti di questi dispositivi e sembra che con Google Maps Mobile si muovi nella direzione opposta.

L'aggiornamento di questa applicazione per smartphone (novità disponibili attualmente solo per Android...), si basa meno sulla cloud e più sulle capacità di calcolo di questi dispositivi per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente finale. La nuova versione, infatti, fa il rendering sullo smartphone, migliorando le possibilità di visualizzazione, zoom e riorientamento. Inoltre questo rende possibile mandare meno dati al dispositivo finale, scaricando il lavoro dei server di Google ed al contempo richiedendo meno tempo per il download delle mappe. Infine si è scelto di rendere possibile anche la navigazione con mappe scaricate quando il collegamento ad internet viene a mancare (metropolitane ed altre zone poco coperte o disturbate).

Nonostante Google sia promotrice di un mondo sempre collegato alla rete, questi miglioramenti dimostrano che, specialmente nel mondo mobile, spostare meno dati e farli elaborare all'utente finale ha degli indubbi vantaggi.

Eric Schmidt (CEO di Google), parlando di Chrome OS in un blog, scrive che: stiamo passando da un mondo di dischi affidabili e reti inaffidabili ad uno di reti affidabili e nessun disco ("So we've gone from a world where we had reliable disks and unreliable networks, to a world where we have reliable networks and basically no disks."). Ma ciò presuppone grande potenza di calcolo sui server, i cui costi ricadono solo indirettamente sull'utente finale. L'approccio tipo Google Maps, invece, riduce i costi per i server e sfrutta la sempre maggior potenza di calcolo venduta agli utenti finali.

Che il tempo del Network Computer sia finito prima ancora di cominciare?

mercoledì 22 dicembre 2010

Arriva il Network Computer?

Google porta avanti i lavori del suo sistema operativo per netbook: Chrome OS, nonostante il mercato sia molto cambiato da quando ha iniziato a lavorarci: oggi i netbook risentono molto della concorrenza dei tablet, che praticamente non esistevano quando partì il progetto.

Dopo il fallimento del Network Computer di Oracle (1997, dispositivo senza disco, processore poco performante, ma molto economico) ed il successivo fallimento della Java Station di Sun (in cui era coinvolto Eric Schmidt, l'attuale CEO di Google) ora ci riprova Google. Tutti questi dispositivi internet-dipendenti cercano di affrancarsi dallo strapotere di Microsoft con sistemi operativi diversi.

Ad impedire il successo dei tentativi precedenti non è il sistema operativo in quanto diverso da quello dominante, come dimostrano i successi dei primi netbook con Linux e quelli di iPhone/iPod Touch/iPad. La colpa sembra dunque legata alla troppa dipendenza da internet. Google scommette che in questi anni il problema sia stato risolto: la banda di connessione è aumentata in velocità mentre sono calati i costi, i servizi su internet sono aumentati sia in qualità che in quantità (grazie ad AJAX e LAMP) ed il browser è velocissimo. Infatti, proprio il browser Chrome è la vera interfaccia di Chrome OS: il browser come sistema operativo per le web-application.

Nessun costo di manutenzione, sicurezza, facilità d'uso, rapidissimo accesso ad internet, app installate su un dispositivo ed automaticamente disponibili su tutti i dispositivi con Chrome sono gli assi nella manica di questa soluzione. Ma a quali costi?

La sicurezza è intesa come sicurezza da virus, backup automatico di dati ed applicazioni, ecc., ma i dati dell'utente risiedono chissà dove, gestiti da chissà chi. Francamente non mi piace che i miei dati non siano sotto il mio controllo. Sarò paranoico, ma si dice che i programmatori lo siano e se questo è vero, Chrome OS non avrà il favore dei programmatori. Stallman fa notare che questo sistema riduce la sicurezza personale.

Un sistema operativo che dipende così strettamente da internet lascia poco spazio all'esplorazione del dispositivo, al "mettere le mani sotto il cofano". A questo ci ha già abituati Apple, direte voi. E' vero, ma mentre lo trovo sopportabile in un telefono, mi sembra una castrazione su un computer.

mercoledì 24 novembre 2010

Rimandati a dopo Natale

E' ormai evidente che gli smartphone di Nokia equipaggiati con MeeGo non arriveranno entro Natale. Non solo, pare che per vederli sul mercato dovremo attendere Giugno 2011. Anche Google non sarà pronta per il mercato natalizio col suo Chrome OS per netbook.

Nel frattempo continua l'inarrestabile diffusione di smartphone dotati di iOS o Android, l'ascesa di Bada e sono iniziate le vendite (deludenti) di Windows Phone 7: tutti potenziali clienti persi per Nokia. Il mercato dei netbook, invece, è in netto calo, scontratosi con i tablet (leggi iPad).

E' vero che MeeGo è open source e che qualche altro costruttore potrebbe anticiparne il debutto, ma pare che la piattaforma non sia del tutto matura (almeno per i tablet).

Mi chiedo se vale la pena per Nokia continuare a rilanciare Symbian anziché concentrarsi sullo sviluppo di MeeGo. E forse Google farebbe meglio a dedicarsi solo ad Android, portandolo anche sui netbook.

Purtroppo non ho tempo di toccare con mano (in modo emulato) le attuali versioni di questi sistemi operativi e quindi non so a che livello di usabilità siano giunti.

Tuttavia, questi ritardi mi fanno pensare ad un discorso più generale: mi chiedo se non sia meglio lanciare un prodotto con alcune lacune per poi migliorarlo nel tempo, piuttosto che aspettare di avere un qualcosa di equivalente in termini di funzionalità ai prodotti della concorrenza.
Ad esempio, Windows Phone 7 è stato lanciato senza funzionalità di copia/incolla, né multitasking (né altre funzionalità a cui i suoi concorrenti ci hanno abituato). E' ovvio che non si può lanciare sul mercato un prodotto completamente immaturo e sperare di non venire puniti dalle scelte dei consumatori (ok, Vista è probabilmente un'eccezione...). Ed è giusto anche essere chiari, con qualcosa tipo: manca questo e quest'altro, ma ci stiamo lavorando e potrete aggiornare _gratuitamente_; le caratteristiche peculiari su cui puntiamo sono invece queste e quest'altre. Scegliete.

giovedì 23 settembre 2010

Mobile OS wars - settembre

Verizon, una delle principali compagnie di telecomunicazioni statunitense, sta spingendo molto su smartphone basati su Android (specialmente finché dura l'esclusiva di AT&T per l'iPhone), ma ha firmato un contratto con Microsoft in base al quale i telefoni con Android venduti da Verizon useranno come motore di ricerca predefinito Bing anziché Google... Sembra veramente un boomerang per bigG.

Come se non bastasse, Verizon sta sviluppando un suo Market da installare sui suoi cellulari con Android al posto di quello ufficiale di Google.

Samsung diffonde sul mercato mondiale Galaxy S, una serie di smartphone basati su Android la cui dotazione hardware cambia solo leggermente in base al paese in cui è venduto. Questo permetterà alla casa coreana di diffondere un'unica piattaforma a livello mondiale, cercando di ridurre i problemi di frammentazione di Android. Anche il tablet Galaxy Tab si appoggia su questa piattaforma. La strategia di Samsung è in questo caso simile a quella di Apple e contrapposta a quella di altri produttori che presentano numerosi modelli diversi in base al mercato di vendita. E Bada?

Nel frattempo, Google ricorda che Android non è ancora pronto per i tablet. Aspettate le prossime versioni o Chrome OS.

Nokia rilancia nuovamente Symbian con una nuova vesione (Symbian^3) e 4 nuovi dispositivi, tuttavia assomiglia sempre più ad un pachiderma che fatica a tenere il passo dei concorrenti. In attesa di MeeGo.

Infine, trovo di pessimo gusto la trovata di alcuni dipendenti Microsoft che, per festeggiare la consegna ai produttori di cellulari di Windows Phone 7, hanno celebrato il funerale di iOS e BlackBarry (ma non di Android). E Windows Mobile 6.5, dove l'hanno messo?

sabato 18 settembre 2010

Cloud invisibile modifica il computing

Il cloud computing è un cambiamento enorme, una rivoluzione, che sposta risorse di calcolo dai nostri pc a server remoti.

Nonostante quest'enormità, la rivoluzione è invisibile sia agli utenti normali che a quelli più esperti, nonchè agli addetti ai lavori. Infatti, almeno che non ci si occupi della manutenzione dei server che forniscono servizi alla cloud, gli utenti percepiscono questi servizi come un qualcosa di normale, come un qualsiasi servizio internet o una periferica.

Man mano che si diffonde un veloce collegamento ad internet viene normale per gli utenti sfruttare servizi come Dropbox, Evernote, ecc. Per le aziende è altrettanto normale prendere in affitto potenza di calcolo o spazio di archiviazione in remoto quando serve e rilasciarlo quando non serve. Lo stesso fanno i ricercatori: si ha bisogno di un'enorme potenza di calcolo per alcuni giorni? Non serve comprare supercomputer, basta chiedere la potenza a server remoti, in affitto.

Molte aziende oggi sfruttano solo una parte del loro hardware e probabilmente affittare solo le risorse disponibili porterebbe ad un risparmio. Anziché sprecare spazio, soldi ed energia in macchine sottoutilizzate, conviene appaltare server all'esterno. La posta elettronica ed i file server sono probabilmente le prime risorse ad essere appaltate.

Stiamo quindi passando da migliaia di computer di discreta potenza a computer meno potenti, magari smartphone, presso l'utente finale e computer-farm che offrono servizi in remoto. Tutto questo senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Il cloud computing sembra invisibile, ma ci sono altri elementi del cambiamento che balzano all'occhio:
  • smartphone e dispositivi mobili sono sempre più potenti e stanno già sostituendo i personal computer in alcuni settori;
  • si diffondono nuovi formati come i tablet (iPad, ecc.);
  • i sistemi operativi stanno cambiando, diventando più internet-centrici (Chrome OS, JoliCloud, ecc.);
  • i sistemi di virtualizzazione sono sempre più evoluti (la virtualizzazione è alla base del risparmio che si può ottenere facendo girare più server su singole macchine e spostandoli su macchine più potenti all'occorrenza).

giovedì 27 maggio 2010

Note dopo la I/O developer conference

Il mondo degli smartphone è sempre più dinamico.

Le news della settimana scorsa sono state dominate da Android, complice la presentazione della versione 2.2 alla conferenza annuale di Google per gli sviluppatori: I/O.
Rispetto alla versione precedente le applicazioni sono notevolmente più veloci (grazie all'introduzione di un compilatore just-in-time), è stata presentata l'anteprima di Flash 10.1 per questo sistema operativo e sono state apportate altre migliorie e novità. Sono stati annunciati anche un po' di numeri (come si usa in queste occasioni): più di 100000 nuovi dispositivi al giorno, 21 costruttori e oltre 60 dispositivi negli ultimi 18 mesi.
Android sta evolvendo molto velocemente: sono previste 2 versioni quest'anno. Anche se le novità mi sembrano meno numerose di quelle annunciate per la nuova versione dell'iPhone, i continui aggiornamenti fanno maturare in fretta questo sistema operativo.

In sordina è passato il lancio degli smartphone Samsung con sistema operativo Bada, sviluppato internamente dalla casa coreana. Samsung produce numerosi smartphone con Android: la concorrenza all'interno di uno stesso marchio di prodotti simili con sistemi operativi diversi mi ricorda periodi problematici di Motorola e Palm. Speriamo che questa volta sia diverso.

Questa settimana inizia con l'accordo tra Nokia e Yahoo!
Sinceramente non ho abbastanza informazioni per giudicare tale accordo. Ciò che vedo, però, è che Yahoo! sta dando in outsorcing molte delle sue divisioni. Cosa vuole diventare? una media company o un meta-portale (un portale che si basa su servizi di terzi)?
Nokia dal canto suo sembra voler coinvolgere altre società nei suoi progetti, così come ha fatto con Intel per MeeGo. Ma perchè queste alleanze ed aperture vengono fatte solo quando le multinazionali sentono l'avvicinarsi di problemi?

La presentazione della prerelease di BlackBerry 6.0 non suscita grandi entusiasmi.

Ma non ci sono novità solo nei sistemi operativi per smartphone.

Negli ultimi giorni sono uscite sia Fedora 13 che Slackware 13.1. Personalmente sono legato a queste distribuzioni per averle usate a lungo negli anni passati.

Un altro graditissimo annuncio ad I/O è l'apertura del codec VP8 con la creazione del formato open source denominato WebM, completamente esente dal pagamento di qualsiasi royalty (a differenza di H.264) e quindi ideale per i contenuti video sul web.

Sempre alla stessa conferenza, c'è stata la presentazione di Google TV, di cui vi ho già parlato.

Sembra calato l'interesse per Chrome OS: forse perché mirato ai netbook, mentre ora sta tirando la "slate-mania" trainata dall'iPad.

Per chi ha un netbook vorrei segnalare JoliCloud: sinceramente non l'ho provata, ma ho letto delle buone recensioni. Se qualcuno ha un dispositivo supportato e vuole provarla e raccontarmi le sue impressioni, ne sarei molto felice.